Inizi, ma non finisci mai.

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Il pensiero che ti colpisce sovente è quello di essere sempre l'ultima ruota del carro.
A rifletterci bene è quel che vedi tu: vedi qualcuno che è sempre un passo avanti a te. Ma dimentichi che dietro di te c'è qualcuno che vede te come tu vedi il tuo beniamino.
E' una fila alla posta, dove la tua conoscente è tra i primi e tu sei appena arrivata e hai il numero 10 e lei ti sorride beffarda col suo bel numero 2. Poi dietro di te, tipo 7 numeri dopo, arriva il tuo conoscente, che con la stessa aria sconsolata che avevi tu ti guarda come la fortunata di turno.

Cosi ho immaginato la mia "corsa al sogno nel cassetto" nello stesso modo.
Il problema è che quando guardiamo qualcuno più avanti di noi ci dimentichiamo di pensare che non è sempre stato li, ha dovuto aspettare anche lui: ha aspettato che la posta aprisse, ha aspettato 5 numeri prima di lui. Ha comunque aspettato, poco o tanto che sia. Per tutto c'è un'attesa.
Il trucco sta nell'arredare quell'attesa, nell'immaginarla come uno stallo momentaneo da utilizzare, consciamente o meno.

Sebbene io abbia iniziato a scattare nel 2007 ho archiviato foto solo dal 2010 in poi (e non chiedetemi perché). Non ricordo benissimo cosa scattassi prima, a parte due o tre foto che ho avuto addirittura il coraggio di stampare.
Nel 2010, comunque, queste erano le mie foto preferite:

 
 

Sebbene potessi andarne fiera, oggi riesco a guardare con occhi a cuore solo la prima in bianco e nero, che ritrae mia cugina. E' stato il mio primo servizio fotografico con tantissimi cambi abito, scattato nella mansarda di casa, con le lenzuola come sfondi. Sono legatissima a quella foto perchè è il mio ricordo più vivido della prima volta in cui dissi "Voglio fare la fotografa di moda" (ma di questo ve ne parlerò in un altro post...).

Nel 2010 non avevo riferimenti fotografici, copiavo foto viste sui giornali oppure andavo alla cieca, scattando quello che io ritenevo bello (addirittura meraviglioso, pensa npo'). Seguivo qualche fotografo avanguardista su Flickr, ero innamorata delle opere di Brooke Shaden e Marina Refur, amori che non si sono mai estinti ma sicuramente si sono raffreddati.

*nota // attualmente i miei amori fotografici sono stati ridefiniti: Lina Tesch, Elizaveta Porodina, Signe Vilstrup, Giampaolo Sgura, Lara Jade;

Il mio primissimo edioriale, pubblicato su Racing Minds magazine, ora Quiescent magazine. (2011)

Il 2011 è l'anno delle svolte: mi trasferisco a Milano, inizio a lavorare come commessa e ho raramente tempo di dedicarmi pienamente a far foto. Prima era più semplice, mi bastava dirlo a mia sorella e 5 minuti TAAAC, trucco, parrucco, vestiti a caso e si partiva.
Mi è stato d'aiuto il workshop delle fotografe Laura Cammarata e Valentina Pezzo (loro erano le prime alla fila della posta all'epoca); ho poi fatto parte del gruppo Flickr IGP (Italian Girls Photographers) incontrando quella che è poi stata la mia musa per tutto il 2012.
In realtà non so dire con certezza come io abbia imparato molto di quel che so. Ho sempre letto tanto, curiosato, spiato, cercato risposte e ricordo che anche al workshop molte cose mi erano già chiare.
Il mio periodo di stop più lungo va dal novembre 2011 all'aprile 2012, a causa del lavoro che mi occupava per 12 ore al giorno. In quel periodo, ricordo, tornavo a casa alle 22 e mentre mangiavo studiavo tecniche di editing, illuminazione e attrezzature e utilizzi.

  

Nel 2012, come vi accennavo sopra, ebbi la fortuna di avere una musa ed un'amica: Federica.
Grazie a lei ho imparato tantissimo, mi sono spinta oltre i miei soliti limiti (tipo salire su un tetto).
Ma la cattiveria della gente che ti vede come "il primo della fila alla posta" si è fatta sentire

"Non puoi usare sempre la stessa modella"
"Non potete lavorare sempre insieme"
"Invidio il vostro feeling"

  

Lascio commentare a voi.

Nel 2013 ho affrontato un periodo della mia vita difficile. Prima che questo accadesse sono stata spronata a fare il big step: contattare le agenzie di modelle. E credo che sia qui che ho iniziato davvero a mettermi in gioco, a dare il 100% e a creare foto che tutt'oggi utilizzo nel mio portfolio.

  

Poi un fulmine a ciel sereno mi ha gettata nello sconforto: ho abbandonato Milano, lavoro, sogni e ambizione. O perlomeno credevo, ma sentivo che avrei fatto di tutto per ricominciare.
Non voglio dilungarmi, essendo una cosa molto personale, ma credetemi: andavo a dormire e sognavo di quel che volevo fare, mi svegliavo e sognavo di quel che dovevo fare.
Il mio ragazzo mi ha salvata quando mi ha proposto di tornare a Milano con lui a convivere e con un po' di fatica il sogno è ricominciato l'anno successivo.

Nel 2014 ci sono state svolte, stilistiche, di pensiero, di attrezzatura: tutto nuovo, tutto magico, sfiancante, difficile, a tratti buio.
Ho avuto la fortuna di essere affiancata da un team di stylist giovani e con tante idee e credo sia qui che ho ripreso pienamente le redini del mio sogno, realizzando alcuni lavori che ancora amo.
Ho avuto modo di mettermi in gioco nel capire meglio le dinamiche dei magazine e come essere pubblicata, ho fatto dei tempi di attesa un vero e proprio periodo di studio.

   

Il 2015 segue il 2014, sia come tempo che come contenuto: è l'anno con il numero più alto di progetti, collaborazioni e pubblicazioni ma non significa per questo che sia tutto meraviglioso.
Ci sono state collaborazioni che oggi non avrei mai accettato, che nel 2016, ho scoperto che hanno leso il mio lavoro anche se in un primo tempo li ho trovati utili.
In realtà tuttora lo sono, ma molte recensioni e commenti ricevuti (negativi) mi hanno fatto comprendere gli errori perpetrati e sono convinta nel non voler ripetere la cosa.
Il 2015, cercherò di racchiuderlo con alcune delle immagini che amo di piu:

  

E infine eccoci al 2016, che è già a metà percorso e ha segnato un nuovo cambiamento in me: ho affinato il mio stile, mi vedo diversa in quel che faccio anche se sto cercando una strada. E non è facile perché scatto tutto quel che mi piace e non riesco ad applicarvi uno stile unico, cerco sempre di esaltare quel che c'è e non mi rende riconoscibile.

Gli inizi non hanno fine: saremo sempre gli ultimi per noi stessi e sempre i primi di qualcun altro, l'importante è fare buon uso delle attese, delle file. Innervosirsi e continuare a lamentarsi non ci porta a nulla di buono. Collaborare, produrre e provare, provare, provare, questo può aiutare. Tantissimo.
Concludo con alcuni miei lavori di questa prima parte del 2016, guardando dal mio posto quelli che sono i miei "primi della fila" :-)

  
  

Questo tour dei miei ultimi sei anni non è fatto per vantarmi ma per spronarmi e per far vedere a quanti non ci credono che tutti iniziano, alcuni sono nati per questo, altri no ma tanto ci provano da riuscirci. Ci sono attese, a volte i n f i n i t e, ma fanno parte del viaggio. Ci sono file, che ti daranno l'impressione di non muoversi mai e post come questi ti aiutano a renderti conto che invece, ogni anno, è una persona in meno nella fila, una persona in meno per raggiungere la tua vetta personale.


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*in tutto questo un grazie in particolare va a tantissime persone.
Ai miei genitori che non hanno creduto in me all'inizio, innescando quella ribellione adolescenziale che mi ha fatto spingere forte per dimostrar loro che avevano torto; 
al mio ragazzo che mi ha portata via da un destino che tutti conoscevamo e mi ha dato, e mi da tuttora, la possibilità di realizzare il mio sogno;
a mia sorella che si è dimostrata sempre comprensibile e all'altezza, che mi ha confortata e sconfortata e non si immagina quanto ancora avrò bisogno di lei;
a mia cugina, nella prima foto di moda della mia vita, che non immagina quanto mi abbia fatto bene;
a tutti i miei amici, che mi dicono cosa secondo loro va bene e cosa no e che quindi mi aiutano a mettermi sempre in discussione con me stessa;

2 commenti

  1. Bel pezzo :) Grazie per aver condiviso la tua esperienza! Complimenti per il tuo percorso

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    1. Grazie mille a te per averlo letto!

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