MONDAY MORNIN INSPO #6 - @cuordicarciofo

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Se privi il carciofo delle sue foglie spinose rimane solo un cuore morbido: Cinzia Bolognesi a.k.a. @cuordicarciofo lo rappresenta tra le sue #littlecoffeestories e i suoi #sketchingwords.


ASSISTENTE CERCASI

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Quando nel 2010 si faceva spazio in me la felice idea di lasciare il nido e addentrarmi nella grande, noncosigrigia, meravigliosa Milano, tutti si sentivano in obbligo di consigliarmi qualcosa:

"Trova un lavoro e poi tieni la fotografia come passione"
"Trova lavoro come assistente presso un fotografo, imparerai tanto"
"Guarda gli annunci su questo sito, sono tutti fotografi in gamba"

Sappiate che dal 2011 al 2013 mi son beccata tre anni in un negozio di elettronica (su cui non voglio aggiungere altro perché cadrei nel penale). Prima di tutto ciò avrò mandato una cosa come mille e-mail a tutti i fotografi di Milano che potessero aver bisogno di un assistente.
Alcuni non hanno mai risposto, altri mi hanno detto che non avevano soldi né la conoscenza adeguata ad avere un assistente.
Capita poi questo fatterello curioso che vuole che io io segua il consiglio n. 3: apro il sito Tau Visual (fotografi.org credo) e trovo una lista di annunci.
Uno, scritto in caps lock (questo doveva già essere un campanello d'allarme) recitava una cosa tipo:

CERCO ASSISTENTE/SCHIAVO PER SERVIZI FOTOGRAFICI, NO PERDITEMPO, SONO UNA IENA, SE SIETE CORAGGIOSI INVIATEMI UNA MAIL A xxxxx@xxxx.net

ORA, io credo che il sogno di lavorare nella fotografia di moda abbia tirato sempre fuori il meglio/peggio di me: ogni volta che tiro fuori le unghie per farmi valere come fotografa mi scopro più agguerrita, sagace e furba. Quindi gli scrivo una mail in caps lock (badum tsss) e mi rendo disponibile.
Mi risponde tempo-zero : "SEI SICURA? (varie alienazioni sul suo essere cattivo e stermina-assistenti)."
Due giorni dopo mi ritrovo nel posto concordato, in anticipo ed emozionatissima.
Suono al citofono, entro in questo cortile e mi raggiunge una tizia:
"SAI TU QUALLA NUAVA? 
(le A sono volute, immaginatevela mentre masticava una gomma a bocca aperta. Ecco quAllA parlava cAsì!).

Si, purtroppo quella nuova ero io.
Entro in quello che credo fosse un loft/studio, sottoterra. Bellissimo, per carità, ma cosi lontano dall'idea di studio fotografico che mi ero fatta quando ho avuto colloquio presso il SuperStudio (sogni irrealizzabili). 
Il mio "buongiorno" ha scatenato l'inferno, in quel paradiso di bianco ottico, arredamento minimal ultra moderno e musica da lounge.

"ALLORA, io sono xxxxxxx e sono il fotografo, lui il make up artist, loro sono i miei assistenti che hanno superato il giorno di prova. Nessuno viene retribuito. Lavori tre mesi e poi decido se tenerti o meno, se resisti (risatina). Il tuo compito di oggi è staccare le etichette dai vestiti e poi rimetterle quando la modella se li toglie. Non voglio sentire domande di alcun genere, guarda e impara quello che vuoi". 

Grazie, tizio, adesso sono pronta per lavorare da Zara!

Mi sentivo sbagliata, IO, proprio io, fuori posto, svalutata. Fu una delle cose peggiori al mondo, per tanti motivi: questo fotografo aveva scattato aveva fatto alcune tra le campagne più belle mai viste dai miei occhi di sognatrice. Poi la dura realtà mi ha mostrato qualcosa che non pensavo. Quella mattinata era interminabile: i vestiti non finivano mai, gli altri tre ragazzi si guardavano in cagnesco, pensavo che da un momento all'altro uno di loro avrebbe sparato gli altri per eliminare la concorrenza.

Quel giorno ho deciso che non avrei più cercato di lavorare come assistente. Avrei imparato da sola, con il tempo e la pratica. E oggi non posso essere più felice della scelta che ho fatto.

Se proprio devo consigliare qualcosa è: non proponetevi come assistenti ma proponetevi come aiuto fotografo per un tot. di tempo.
La prima paura è quella che rubiate il mestiere; la seconda che lasciate il fotografo principale senza aiuto in un momento di bisogno. Alcuni, invece, se avete esperienza pregressa vi vedono addirittura come un possibile problema.
Non demordete ma non perdete nemmeno troppo tempo dietro a questa cosa: in due ore seduti al pc a cercare nomi, contatti, a scrivere mail, avreste scattato un nuovo lavoro, il vostro portfolio ne uscirebbe arricchito e anche voi!

MONDAY MORNIN' INSPO #5 - @annaremarchuk

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#10things - opere d'arte

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Siccome sono una fanciulla dalla personalità poliedrica e dalle mille passioni, ho deciso di condividere con voi, ogni venerdì, dieci cose su di me.
Vi sembrerà una cavolata, ma elencare solo dieci cose, o almeno dieci cose, è un esercizio personale che permette di conoscersi meglio (e poi io ho un problema con le liste, faccio mille liste, adoro fare le liste!).

Nel primissimo appuntamento di questa avvincente (#credici) rubrica, ho deciso di svelarvi quali sono le mie DIECI OPERE D'ARTE preferite. 
Ho studiato storia dell'arte per cinque anni, mi ha salvata nei momenti bui e rimane la mia seconda strada sempre aperta. Nonostante io abbia terminato gli studi da ormai 5 anni, non perdo mai occasione di comprare qualche nuova biografia con opere correlate da leggere e studiare.

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1. GIUDITTA CHE DECAPITA OLOFERNE, Artemisia Gentileschi.
Macabra? Probably. L'amore per questa opera, cosi come per l'arte in generale, lo devo alla mia professoressa di storia dell'arte. Sebbene il nostro testo scolastico dedicasse alla caravaggesca Artemisia un misero quadrato di sole dieci righe, la professoressa ci spiegò con minuzia cosa spinse la pittrice a rappresentare una scena tanto cruenta, mettendo in risalto il disagio della donna nell'epoca e il suo posto (bassissimo) nella società. Questo dipinto è una denuncia sociale ed anche la meravigliosa rappresentazione di una forza che non si spegne al primo soffio di vento.


2. LA ZATTERA DELLA MEDUSA, Théodore Géricault.
Questo quadro ha una simbologia cosi complessa che potrei perdere ore per spiegarla.
E' talmente bella che potrei stare ore a fissarne ogni singolo particolare.


3. SLEEPING BEAUTY, John William Waterhouse.
Le opere di Waterhouse sono tra le mie preferite, soprattutto quelle in cui compaiono miriadi di fiori. Eleganti e fiabesche.


4. THE SOUL OF THE ROSE, John William Waterhouse.


5. RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO, Caravaggio.


6. APOLLO E DAFNE, Gianlorenzo Bernini.
Quest'opera mi ha rapito il cuore. Il flusso di movimenti che si percepisce in un'opera che dovrebbe essere statica è incalcolabile e incontrollabile. La corsa, il tocco, la trasformazione, l'amore e la disperazione.


7. AMORE E PSICHE, Canova.


8. NARCISO ALLA FONTE, Caravaggio.


9. LADY GODIVA, John Collier.


10. DAMA CON L'ERMELLINO, Leonardo Da Vinci.


Inizi, ma non finisci mai.

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Il pensiero che ti colpisce sovente è quello di essere sempre l'ultima ruota del carro.
A rifletterci bene è quel che vedi tu: vedi qualcuno che è sempre un passo avanti a te. Ma dimentichi che dietro di te c'è qualcuno che vede te come tu vedi il tuo beniamino.
E' una fila alla posta, dove la tua conoscente è tra i primi e tu sei appena arrivata e hai il numero 10 e lei ti sorride beffarda col suo bel numero 2. Poi dietro di te, tipo 7 numeri dopo, arriva il tuo conoscente, che con la stessa aria sconsolata che avevi tu ti guarda come la fortunata di turno.

Cosi ho immaginato la mia "corsa al sogno nel cassetto" nello stesso modo.
Il problema è che quando guardiamo qualcuno più avanti di noi ci dimentichiamo di pensare che non è sempre stato li, ha dovuto aspettare anche lui: ha aspettato che la posta aprisse, ha aspettato 5 numeri prima di lui. Ha comunque aspettato, poco o tanto che sia. Per tutto c'è un'attesa.
Il trucco sta nell'arredare quell'attesa, nell'immaginarla come uno stallo momentaneo da utilizzare, consciamente o meno.

Sebbene io abbia iniziato a scattare nel 2007 ho archiviato foto solo dal 2010 in poi (e non chiedetemi perché). Non ricordo benissimo cosa scattassi prima, a parte due o tre foto che ho avuto addirittura il coraggio di stampare.
Nel 2010, comunque, queste erano le mie foto preferite:

 
 

Sebbene potessi andarne fiera, oggi riesco a guardare con occhi a cuore solo la prima in bianco e nero, che ritrae mia cugina. E' stato il mio primo servizio fotografico con tantissimi cambi abito, scattato nella mansarda di casa, con le lenzuola come sfondi. Sono legatissima a quella foto perchè è il mio ricordo più vivido della prima volta in cui dissi "Voglio fare la fotografa di moda" (ma di questo ve ne parlerò in un altro post...).

Nel 2010 non avevo riferimenti fotografici, copiavo foto viste sui giornali oppure andavo alla cieca, scattando quello che io ritenevo bello (addirittura meraviglioso, pensa npo'). Seguivo qualche fotografo avanguardista su Flickr, ero innamorata delle opere di Brooke Shaden e Marina Refur, amori che non si sono mai estinti ma sicuramente si sono raffreddati.

*nota // attualmente i miei amori fotografici sono stati ridefiniti: Lina Tesch, Elizaveta Porodina, Signe Vilstrup, Giampaolo Sgura, Lara Jade;

Il mio primissimo edioriale, pubblicato su Racing Minds magazine, ora Quiescent magazine. (2011)

Il 2011 è l'anno delle svolte: mi trasferisco a Milano, inizio a lavorare come commessa e ho raramente tempo di dedicarmi pienamente a far foto. Prima era più semplice, mi bastava dirlo a mia sorella e 5 minuti TAAAC, trucco, parrucco, vestiti a caso e si partiva.
Mi è stato d'aiuto il workshop delle fotografe Laura Cammarata e Valentina Pezzo (loro erano le prime alla fila della posta all'epoca); ho poi fatto parte del gruppo Flickr IGP (Italian Girls Photographers) incontrando quella che è poi stata la mia musa per tutto il 2012.
In realtà non so dire con certezza come io abbia imparato molto di quel che so. Ho sempre letto tanto, curiosato, spiato, cercato risposte e ricordo che anche al workshop molte cose mi erano già chiare.
Il mio periodo di stop più lungo va dal novembre 2011 all'aprile 2012, a causa del lavoro che mi occupava per 12 ore al giorno. In quel periodo, ricordo, tornavo a casa alle 22 e mentre mangiavo studiavo tecniche di editing, illuminazione e attrezzature e utilizzi.

  

Nel 2012, come vi accennavo sopra, ebbi la fortuna di avere una musa ed un'amica: Federica.
Grazie a lei ho imparato tantissimo, mi sono spinta oltre i miei soliti limiti (tipo salire su un tetto).
Ma la cattiveria della gente che ti vede come "il primo della fila alla posta" si è fatta sentire

"Non puoi usare sempre la stessa modella"
"Non potete lavorare sempre insieme"
"Invidio il vostro feeling"

  

Lascio commentare a voi.

Nel 2013 ho affrontato un periodo della mia vita difficile. Prima che questo accadesse sono stata spronata a fare il big step: contattare le agenzie di modelle. E credo che sia qui che ho iniziato davvero a mettermi in gioco, a dare il 100% e a creare foto che tutt'oggi utilizzo nel mio portfolio.

  

Poi un fulmine a ciel sereno mi ha gettata nello sconforto: ho abbandonato Milano, lavoro, sogni e ambizione. O perlomeno credevo, ma sentivo che avrei fatto di tutto per ricominciare.
Non voglio dilungarmi, essendo una cosa molto personale, ma credetemi: andavo a dormire e sognavo di quel che volevo fare, mi svegliavo e sognavo di quel che dovevo fare.
Il mio ragazzo mi ha salvata quando mi ha proposto di tornare a Milano con lui a convivere e con un po' di fatica il sogno è ricominciato l'anno successivo.

Nel 2014 ci sono state svolte, stilistiche, di pensiero, di attrezzatura: tutto nuovo, tutto magico, sfiancante, difficile, a tratti buio.
Ho avuto la fortuna di essere affiancata da un team di stylist giovani e con tante idee e credo sia qui che ho ripreso pienamente le redini del mio sogno, realizzando alcuni lavori che ancora amo.
Ho avuto modo di mettermi in gioco nel capire meglio le dinamiche dei magazine e come essere pubblicata, ho fatto dei tempi di attesa un vero e proprio periodo di studio.

   

Il 2015 segue il 2014, sia come tempo che come contenuto: è l'anno con il numero più alto di progetti, collaborazioni e pubblicazioni ma non significa per questo che sia tutto meraviglioso.
Ci sono state collaborazioni che oggi non avrei mai accettato, che nel 2016, ho scoperto che hanno leso il mio lavoro anche se in un primo tempo li ho trovati utili.
In realtà tuttora lo sono, ma molte recensioni e commenti ricevuti (negativi) mi hanno fatto comprendere gli errori perpetrati e sono convinta nel non voler ripetere la cosa.
Il 2015, cercherò di racchiuderlo con alcune delle immagini che amo di piu:

  

E infine eccoci al 2016, che è già a metà percorso e ha segnato un nuovo cambiamento in me: ho affinato il mio stile, mi vedo diversa in quel che faccio anche se sto cercando una strada. E non è facile perché scatto tutto quel che mi piace e non riesco ad applicarvi uno stile unico, cerco sempre di esaltare quel che c'è e non mi rende riconoscibile.

Gli inizi non hanno fine: saremo sempre gli ultimi per noi stessi e sempre i primi di qualcun altro, l'importante è fare buon uso delle attese, delle file. Innervosirsi e continuare a lamentarsi non ci porta a nulla di buono. Collaborare, produrre e provare, provare, provare, questo può aiutare. Tantissimo.
Concludo con alcuni miei lavori di questa prima parte del 2016, guardando dal mio posto quelli che sono i miei "primi della fila" :-)

  
  

Questo tour dei miei ultimi sei anni non è fatto per vantarmi ma per spronarmi e per far vedere a quanti non ci credono che tutti iniziano, alcuni sono nati per questo, altri no ma tanto ci provano da riuscirci. Ci sono attese, a volte i n f i n i t e, ma fanno parte del viaggio. Ci sono file, che ti daranno l'impressione di non muoversi mai e post come questi ti aiutano a renderti conto che invece, ogni anno, è una persona in meno nella fila, una persona in meno per raggiungere la tua vetta personale.


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*in tutto questo un grazie in particolare va a tantissime persone.
Ai miei genitori che non hanno creduto in me all'inizio, innescando quella ribellione adolescenziale che mi ha fatto spingere forte per dimostrar loro che avevano torto; 
al mio ragazzo che mi ha portata via da un destino che tutti conoscevamo e mi ha dato, e mi da tuttora, la possibilità di realizzare il mio sogno;
a mia sorella che si è dimostrata sempre comprensibile e all'altezza, che mi ha confortata e sconfortata e non si immagina quanto ancora avrò bisogno di lei;
a mia cugina, nella prima foto di moda della mia vita, che non immagina quanto mi abbia fatto bene;
a tutti i miei amici, che mi dicono cosa secondo loro va bene e cosa no e che quindi mi aiutano a mettermi sempre in discussione con me stessa;

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